Arrivo a
Phnom-Penh da Bangkok come turista per visitare Angkor. Non conoscevo per
nulla quella nazione. Avevo comunque già visitato parecchi stati Asiatici.
L’impatto con la
capitale è stato piuttosto violento. Mucchi di immondizie in ogni dove con
il relativo odore nauseabondo.
Dopo la prima
notte trascorsa in una camera angusta priva di finestre, sono riuscito dopo
non pochi problemi ad ottenere un biglietto dell’allora compagnia aerea di
bandiera di cui non ricordo il nome ed ora estinta.
Giunto a Siem
Reap l’aeroporto era una pista dissestata e sistemata alla belle meglio e
accanto una capanna di legno con gli uffici.
Moto-taxi a
pochi km dalla città alla ricerca di un alloggio per la notte. Camera in una
guesthaus e tentativo di riposo. Dopo pochi istanti, fuori dalla camera si
mette in moto un rumoroso generatore di corrente. Si perché la corrente,
diciamo quella pubblica, arrivava a singhiozzo e chi se lo poteva
permettere, aveva un generatore.
Presumendo che
non avrei potuto dormire anche di notte, ho abbandonato la camera e col mio
zaino in spalla, sotto al solleone del pomeriggio mi sono messo alla ricerca
di un luogo un po’ meno rumoroso.
Alloggio
all’Hotel De la Paix (ora demolito). Nome di buon auspicio in un paese da
poco riappacificato e ridotto sul lastrico. Il generatore c’era ma era
collocato un po’ distante dalla camera. Poi, niente riposo e via in moto col
primo moto-taxi incontrato a vedere immediatamente Angkor. La grande Angkor.
La sua imponenza
e bellezza mi ha lasciato letteralmente di stucco. Siamo entrati e ho avuto
modo di ammirare per qualche ora la sontuosità dell’antico manufatto.
Pochissimi, i primi turisti, giravano fra le guglie e gli umidi corridoi del
tempio. Rientro in serata e breve riposo. Un ventilatore mi permetteva di sopportare a mala pena gli oltre 35
gradi con una umidità dell’aria, presumibilmente attorno al 90%.
Verso le 20.00
esco per il pasto serale e neppure con poca meraviglia vidi strade deserte e
illuminate da qualche lampione con la luce fioca. Ristoranti, neppure uno
aperto dei pochi esistenti. Cena in camera con una minestra di tipo
tailandese, lasciata per qualche minuto immersa nell’acqua bollente di una
provvidenziale thermos collocata in camera.
Di nuovo uscita
per curiosare e sulle strade, solo alcune moto con sul sedile posteriore
uomini armati di fucile con la canna rivolta verso l’alto.
Mi fu poi detto
che pattugliavano la città per proteggerla da banditi che facevano razzie
durante la notte. Ebbi modo di vedere in seguito con i miei occhi ed a pochi
km una casa (capanna) attaccata di notte e depredata di tutto, da probabili
ex Khmer-rouge ormai allo sbando che tentavano, arraffando ciò che potevano
e terrorizzando la popolazione, malgrado il raggiunto difficile equilibrio
politico, pianificato dall’Onu, l’anno precedente. Ecco, questo in sintesi
l’impatto con la terra cambogiana nell’estate del 1994.
Nei giorni
successivi il direttore dell’hotel mi ha affittato una vecchia moto e mi
sono messo a girare con una certa circospezione l’area archeologica. Sulle
strade sconnesse si viaggiava a slalom per evitare le innumerevoli profonde
buche del vecchio asfalto abbandonato da anni all’usura del tempo. Rientro
in serata in hotel e breve risposo.
Curioso per
natura di sapere come vive la popolazione locale, mi sono avvicinato ed ho
chiacchierato con alcuni ragazzi e adulti che gestivano i primi disadorni
poveri mercatini per i turisti occasionali. Qualche bibita e i primi timidi
oggetti artigianali.
Dopo varie
discussioni sul modo di vivere di noi europei con alcuni gestori dei shop,
ho convinto alcuni a condurmi a visitare un loro villaggio.
Pochi km e
imboccata una stradina, di fronte ad un rudere di un tempio, mi sono trovato
al centro di un villaggio di Rohal.
Una piccola
folla di bambini mi ha circondato festante. Sporchi, vestiti di stracci. Una
bambina presente di nome Dob con uno stentato inglese mi ha fatto da guida
nel villaggio, seguiti dai bimbi festanti alla visita di un baran
(forestiero). Capanne poverissime, disadorne e maleodoranti. Alla mia
richiesta: e l’acqua? Dob mi fa un cenno con la mano …. La …. Non vedendo
nulla dissi: Dove? Mi avvicino e a 10 m. vedo una pozzanghera con acqua sul
fondo di coloro nero. Ecco l’acqua da bere fa lei! Stupefatto, attonito, non
so che dire …. Ma, la fate bollire? No la legna è poca è solo per cuocere il
riso. La beviamo così.